Gioco d’azzardo, i costi sociali di un fenomeno problematico

lug 06

Una ricerca svolta dal Centro Studi Ricerche Consumi e Dipendenze è stata presentata in un convegno presso l’Università Milano Bicocca, a cura del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale. La ricerca ha indagato l’analisi dei costi del gioco d’azzardo a livello problematico, con riferimento particolare ad alcune regioni del Nord Italia, tra cui Lombardia e Trentino-Alto Adige.

Fabio Lucchini, ricercatore e sociologo, ha illustrato l’obiettivo dello studio, incentrato su dati risalenti al 2014, al fine di offrire una panoramica quanto più precisa dei costi sociali del gioco d’azzardo, da un punto di vista problematico, in Italia. Nella ricerca dunque sono stati curati aspetti economici, ma anche psicologici e comportamentali. "Le diverse forme di addiction", come chiarito dallo stesso Lucchini, "comportano danni non solo per i diretti interessati ma anche per chi vive intorno nel tessuto sociale". Per questo il concetto di costo sociale si riferisce a perdite complessive nel contesto sociale e quindi al di fuori dello stesso individuo. Si è scelto di incentrare lo studio a sull’anno 2014 perché in quell’anno sono stati raccolti circa 84 miliardi di euro dal solo gioco d’azzardo. In Trentino per esempio, nel 2014, sono stati stimati costi medi per paziente per circa 900 euro: secondo i dati del Dipartimento Antidroga, circa 13mila giocatori si sono appellati al Serd e lo Stato ha messo loro a disposizione 50 milioni di euro per l’aiuto nella loro dipendenza.

La struttura della ricerca sull'analisi dei costi del gioco d'azzardo problematico

Lo studio è stato articolato in sette sezioni: la prima, per un inquadramento generale del fenomeno. La seconda per delineare il disegno della ricerca con riferimento alla letteratura internazionale e ai dati disponibili; la terza, che comprende anche quarta, quinta e sesta sezione, analizza le stime riportate dei costi ritenuti rilevanti e soprattutto calcolabili e quindi spese sanitarie, relative alla disoccupazione o alla mancata produttività e via dicendo. Nella settima sezione, infine, vengono esposte le conclusioni con la proposta di alcuni scenari alternativi rispetto alla stima dei costi sociali ottenuta.

I costi sociali complessivi possono essere riassunti secondo la seguente tabella:

  • COSTI SANITARI: 60.167.264 euro.
  • COSTI DI DISOCCUPAZIONE O MANCATA PRODUTTIVITA: 1.535.790,17 euro.
  • COSTI SUICIDI O ROTTURE FAMILIARI: 310.775.688 euro.
  • COSTI PROBLEMI LEGALI: 813.485.852 euro.
  • COSTO STIMATO PER CIASCUN GIOCATORE: 2.211 euro.

I risultati della ricerca portano alla conclusione che, in passato, i costi sociali del gioco d’azzardo sono stati sopravvalutati. Da un punto di vista economico, infatti, è interesse dello Stato perseguire politiche espansive nel mercato del gioco, dal momento che i guadagni sono di gran lunga superiori alle spese generate a carico del sistema sanitario e del welfare.

Tuttavia, seppur pioneristica, la ricerca mostra alcuni limiti: molti dati utilizzati si riferiscono ai giocatori, tenendo fuori dal computo i minorenni, altri invece sono relativi alla popolazione nel suo insieme e per le stime questo crea una sorta di aporia, imponendo di consultare e indagare un numero limitato di voci per i costi che, di conseguenza, vengono sottostimati: sono considerati quelli di natura pubblica, ma non quelli privati. Vengono dunque solo considerati gli effetti sulla finanza pubblica, in maniera poco esaustiva. Chiaramente il benessere di una popolazione non si misura solo su indicatori economici. Non va dimenticato che la diffusione del gioco d’azzardo ha varie conseguenze: produce fenomeni sociali, culturali, etici, sociali destinati anche a propagarsi nel breve e lungo periodo. La ricerca dunque andrebbe approfondita, ma con dati organici e sistematici.

Le reazioni degli esperti

Giampiero Nuvolati, direttore del Dipartimento di Sociologia e ricerca dell’Università di Milano Bicocca sottolinea quanto numerose siano le controversie sulle ricerche patologiche sul gioco d’azzardo. La domanda, a suo parere, da porsi è che cosa di preciso costituisce il costo sociale?

Si dimostra scettica anche Simona Comi, professoressa associata del Dipartimento di Sociologia nella stessa università: per Comi è molto difficile dare una stima dei costi indiretti derivati dal gioco d’azzardo problematico. Concettina Varango, vicepresidente di FeDerSerD-Lombardia, sostiene invece l’importanza di realizzare una ricerca sui costi sociali del gioco quando è il giocatore a generare una spesa alla amministrazione pubblica, dal momento che il fenomeno impatterebbe sul bilancio sanitario statale.

Per concludere, risultano interessanti le considerazioni dello Psicologo e psicoterapeuta e research manager B-SC Bicocca Applied Statistic Center, Mauro Schiavella: un invito alla prevenzione atto a ridurre il numero di persone che assumono atteggiamenti distorti legati al gioco. La proposta è volta all’aumento dei fattori protettivi per abbassare quelli rischiosi, senza sottovalutare gli effetti dannosi del gioco d’azzardo e senza considerare come una minoranza, o peggio ancora una categoria inferiore, chi invece è vittima di un grosso problema sociale.